L'ultimo imperatore

L'ultimo imperatore

Prigione comunista di Fushun, al confine tra Unione Sovietica e Repubblica Popolare Cinese, 1950. Un treno militare, proveniente dall'Unione Sovietica e carico di prigionieri di guerra, fa il suo arrivo in un campo di rieducazione. Tra i prigionieri, accusati di aver collaborato con l'invasore giapponese durante la Seconda guerra mondiale, vi è anche Aisin-Gioro Pu Yi, l'ultimo e ormai ex imperatore cinese. Egli non si distingue per nulla dagli altri prigionieri, e i soldati lo trattano con la stessa durezza che riservano agli altri ostaggi. Facendo drammaticamente i conti con un avvenire nei panni di un carcerato senza importanza e prospettive, Pu Yi tenta il suicidio tagliandosi le vene dei polsi e immergendo le mani nell'acqua calda di un gabinetto. Mentre il governatore della prigione, che ha intuito quanto sta accadendo, tenta di sfondare la porta, la mente di Pu Yi inizia a rievocare la sua vita fin dal primo ricordo d'infanzia.

Pechino, 1908. La millenaria Cina di inizio Novecento e il suo impero sono scossi da avvenimenti politici e sociali disastrosi, oltre che da intrighi di palazzo e nobiliari assai tortuosi. Sia l'aristocrazia che la burocrazia si fondano infatti sulle cospirazioni, e ogni casa feudale complotta per un sempre maggior potere. La corruzione e l'ambizione sono ovunque, soprattutto adesso che l'imperatore Guangxu è appena morto, avvelenato dalle persone che gli erano più vicine subito dopo aver detto di voler riformare da cima a fondo l'impero, che ora attende di incoronare il nuovo Signore dei Diecimila Anni. Pu Yi, figlio di appena tre anni del principe Chun, viene brutalmente strappato dalle braccia della madre e condotto per ordine dell'Imperatrice Vedova Cixi entro le mura della Città Proibita, luogo riservato alla dimora imperiale e sede della celebre corte di eunuchi. Qui il bambino assiste alla morte della vecchia sovrana, chiamata il "Vecchio Buddha", da cui viene nominato erede al trono.

In seguito alla morte dell'Imperatrice Vedova, durante un'antica cerimonia ricca di colore e solennità, Pu Yi viene incoronato nuovo Signore dei Diecimila Anni, in presenza dei più alti dignitari di corte. Al termine della cerimonia, il suo Gran Tutore Chen Baochen gli dona un piccolo grillo come animale domestico. Dal giorno dell'incoronazione in avanti, Pu Yi viene tenuto isolato da tutto il resto della Cina e dal mondo circostante al Palazzo Imperiale, da cui gli è categoricamente proibito di uscire. Per ovvi impedimenti d'età non viene informato delle questioni di governo e di Stato, e non esercita in alcun modo il suo immenso potere, amministrato invece dai suoi ministri e dagli eunuchi di corte, i quali lo crescono in un clima di forte ipocrisia e opportuno servilismo. L'unica persona che lo ama veramente è Ar Mo, la sua balia.

Prigione comunista di Fushun, 1950. Pu Yi viene salvato dal governatore del carcere, che gli tampona le ferite e lo fa trasportare fino alla sua cella, dove viene internato insieme al fratello minore Pujie. Questo gli fa ricordare ancora l'infanzia alla Città Proibita.

Pechino, 1911. Il piccolo Pujie viene condotto alla presenza di Pu Yi dalla madre, ormai visibilmente logorata dagli anni trascorsi lontano dall'amato figlio. Nel frattempo, la Cina viene sconvolta dalla guerra civile e l'Impero collassa definitivamente, trasformandosi in repubblica, e l'imperatore viene di fatto lasciato regnare solamente sulla Città Proibita e sulla sua corte di dignitari ipocriti e adulatori, che gli tengono ben nascosta la nuova situazione approfittando della sua giovane età e quindi della sua ingenuità. In uno scatto di indignazione per via del comportamento altezzoso tenuto dal fratello, Pujie rivela finalmente la verità a Pu Yi sulla sua reale condizione e, per dimostrarglielo, gli mostra la provocatoria parata del neo-eletto presidente della repubblica entro le mura della Città Proibita, cuore dell'abbattuto Impero. Resosi ormai conto di essere imperatore solo di nome, come Chen Baochen gli fa capire benevolmente alla sua richiesta di spiegazioni, Pu Yi viene privato della balia Ar Mo, che gli viene portata via per sempre con una scusa per ordine delle severe Alte Consorti, mogli dei precedenti Signori dei Diecimila Anni, al fine di evitare che possa avere in futuro una qualche influenza su di lui.

Prigione di Fushun, 1950. Il governatore della prigione legge Twilight in the Forbidden City (Crepuscolo della Città Proibita), il libro di memorie scritto da un gentiluomo scozzese, Reginald Johnston, nel quale rievoca l'anno 1919, quando ricevette l'incarico di precettore privato del sovrano ormai adolescente, con l'onore di risiedere stabilmente alla Città Proibita e il diritto di essere trasportato in una lettiga da quattro portatori. Mr. Johnston, persona colta e distinta, piena di umanità e saggezza, è il primo ad affacciare l'imperiale discepolo alla realtà e alla modernità, con una profonda e sincera nota di benevolenza, attirandosi però le pregiudiziali antipatie e le contrarietà delle Alte Consorti e degli eunuchi, specialmente quando gli regala una bicicletta, considerata dalla corte imperiale un pericoloso simbolo della modernità che avanza e che minaccia i loro secolari privilegi. Il massimo degli attriti si raggiunge però quando viene impedito a Pu Yi di uscire dalla Città Proibita per rivedere un'ultima volta sua madre, morta suicida dopo aver inghiottito una palla di oppio, e, durante un disperato tentativo di ribellione, viene colto da un improvviso mancamento dovuto ad una momentanea perdita della vista. La prescrizione di indossare stabilmente gli occhiali per prevenire una sicura cecità incontra l'opposizione delle Alte Consorti e degli eunuchi, superata soltanto grazie all'insistenza di Mr. Johnston, che minaccia le dimissioni e di rivelare ai giornali che lo stile di vita dispendioso dei cortigiani è dovuto a malversazioni e ruberie. Il giovane sovrano prende in moglie la diciassettenne Wan Jung, con Wen Hsiu come seconda consorte, lamentandosi con Mr. Johnston di non aver potuto scegliere a causa dell'ingiusta tradizione dei matrimoni combinati e di volere piuttosto una moglie moderna che conosca i moderni balli dell'Occidente e che parli inglese e francese. Inoltre, palesa più volte al suo precettore l'intenzione di voler frequentare l'Università di Oxford, scappando da tutto ciò che ha sempre conosciuto. Tuttavia il matrimonio con Wan Jung non viene per il momento consumato perché i due giovani consorti concordano di vivere la loro unione al di fuori dalle antiquate logiche di palazzo.

Prigione di Fushun, 1950. Pu Yi viene convocato per la prima volta agli interrogatori. Il personale non lo chiama neppure più con il suo nome, ma con il solo numero di matricola, 981, e lo inquisisce sulla sua vita e sulle colpe di cui viene accusato dal governo centrale cinese, vale a dire di essere un collaborazionista, un traditore e un controrivoluzionario. L'ultimo imperatore, visibilmente umiliato e spogliato di tutta la sua aristocratica alterigia, comincia a narrare flebilmente le circostanze che lo portarono fuori della Città Proibita fino a subire l'influenza pesante dei giapponesi.

Pechino, 1922. Ormai adulto, Pu Yi si taglia il codino in segno di rottura con la tradizione e, con il sostegno di Mr. Johnston, cerca di portare alla luce le malversazioni dei cortigiani ma, trovando continui ostacoli, decide infine di espellere gli eunuchi dalla Città Proibita con l'aiuto delle truppe della repubblica. Ma nel 1924 il governo centrale cinese viene sciolto e costretto alla fuga, facendo sì che la Cina si divida in tante parti soggette a differenti signori della guerra, che si combattono in ogni dove per il controllo definitivo di uno Stato che ormai si è fatto corrotto quanto il vecchio impero. Nella Città Proibita, Pu Yi viene tratto in arresto dalle truppe dei signori della guerra ed è costretto a lasciare definitivamente la sua residenza dopo quasi trenta anni di isolamento. Pu Yi trova rifugio all'ambasciata giapponese, dove gli viene promesso il regno della Manciuria, terra di origine della sua antica dinastia.

Tientsin, 1932. Mentre le forze rivoluzionarie, sotto il controllo dei nazionalisti del Kuomintang del generale Chiang Kai-shek, sconfiggono i signori della guerra e riprendono il controllo della Cina ma entrano in conflitto con i comunisti del Partito Comunista Cinese (PCC), l'ex regnante si trasforma in un playboy di provincia ed assume il nome di Henry Pu Yi, trascorrendo le sue giornate in compagnia delle due mogli tra feste e balli, sotto la vigile sorveglianza di Masahiko Amakasu, una spia giapponese incaricata di controllarlo. Infatti l'ex imperatore rivela ai carcerieri che lo interrogano la circostanza che i dignitari giapponesi non si stancarono mai di indurlo a spendere ingenti quantità di denaro nel tentativo di comprare la preziosa amicizia di qualche personaggio influente, sia esso cinese, giapponese o qualche generale della Russia Bianca, ma a Pu Yi interessava solo l'Occidente e tutto ciò che lo rappresenta, dalla gomma da masticare ai balli più moderni. Nel frattempo il suo legame con la sua seconda moglie Wen Hsiu si deteriora, fino al giorno in cui lei confessa di sentirsi di troppo, invocando il divorzio e abbandonando il tetto coniugale. Alla notizia che i soldati del Kuomintang hanno profanato le tombe imperiali, arricchendosi con il bottino e divertendosi a squartare i cadaveri ivi sepolti, Pu Yi si decide a collaborare definitivamente e totalmente con i giapponesi, per il cui imperatore Hirohito, suo coetaneo, prova stima e considerazione, e poi manifesta i suoi propositi a Mr. Johnston, che è in procinto di tornare in Inghilterra, e i due si dicono addio per sempre.

Manciuria, 1934. In seguito ad una fastosa incoronazione, Pu Yi viene messo a capo del Manciukuo. Però l'imperatrice Wan Jung, l'unica persona amata che gli è rimasta sempre accanto, si sente ormai trascurata dal marito perché troppo preso dalla sua ambizione e perciò sprofonda in una grave depressione, resa ancora più amara dalla dipendenza da oppio cui l'ha indotta Gioiello d'Oriente, cugina dell'imperatore ma anche spia al soldo dei giapponesi ed amante in segreto di Amakasu. Infatti il Manciukuo, dietro la facciata di stato indipendente, diviene presto uno stato fantoccio giapponese, oltre che una colonia dove i giapponesi sperimentano armi chimiche, incoraggiano l'immigrazione nipponica e avviano la commercializzazione dell'oppio, attività che si rivela particolarmente adatta per finanziare la guerra. Erroneamente convinto della cortesia e dell'amicizia con i giapponesi, Pu Yi è invece solo un burattino sfruttato come copertura degli invasori. A seguito di una visita in Giappone, dove viene ricevuto dall'Imperatore Hirohito, Pu Yi tenta di frenare l'influenza nipponica in Manciukuo, sostenendo che la Manciuria sia un alleato del Giappone, e non una sua colonia. La reazione che i suoi timidi tentativi riscuotono sono l'ira di Amakasu e il progressivo allontanarsi dei propri stessi collaboratori.

Manciuria, 1945. Nel mondo infuria, seppur ancora per poco tempo, la devastante seconda guerra mondiale, destinata a stravolgere gli equilibri tra le nazioni, ma per Pu Yi i cambiamenti non sono migliori: i nipponici disarmano la sua guardia personale e allontanano l'imperatrice Wan Jung dal Palazzo imperiale, nonostante ella abbia appena partorito un bambino (concepito in realtà da un'unione adulterina con l'autista dello stesso imperatore) che i giapponesi uccidono tramite un'iniezione letale, facendolo credere nato morto. A seguito dei bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki, l'imperatore Hirohito annuncia la resa del Giappone: ricevuta la notizia, Amakasu si suicida e Pu Yi, dopo aver assistito al ritorno dell'imperatrice Wan Jung ormai completamente impazzita, tenta la fuga in Giappone per consegnarsi agli americani ma l'aereo viene intercettato prima del decollo dall'esercito sovietico, che lo fa prigioniero. Trascorre cinque anni di detenzione in Unione Sovietica, prima di venire consegnato ai maoisti, che lo imprigioneranno a loro volta.

Prigione di Fushun, 1959. Dopo nove anni trascorsi ad una totale rieducazione tesa a fare di Pu Yi un cittadino modello della Cina comunista, durante i quali ha studiato il maoismo e ha lavorato con passione come giardiniere, l'ultimo imperatore viene rimesso in libertà per ordine del Supremo Tribunale del Popolo: alla sua uscita dal carcere è ormai un uomo vecchio e stanco, completamente solo, mentre la Cina come lui la conosceva è cambiata radicalmente in tutti i settori della società e della politica, lasciando lo spazio ad una nazione assai differente. Non gli resta quindi che vivere una malinconica e invisibile vita da giardiniere, come i milioni di cittadini senza ricchezze, fama, cariche o titoli onorifici.

Pechino, 1967. Nel pieno della famigerata Rivoluzione culturale e all'apice del potere di Mao e del suo culto personale, Pu Yi assiste in mezzo alla folla in delirio a una manifestazione delle Guardie Rosse, che trascinano in piazza alcuni cittadini accusati di varie colpe contro la Cina comunista: tra di essi vi è anche il governatore della sua ex prigione, accusato di revisionismo, servilismo di casta e controrivoluzione. Per l'ex sovrano cinese questo è un duro colpo, poiché l'uomo che ha fatto di lui un cittadino modello agli occhi del partito comunista è stato di fatto estromesso dallo stesso governo centrale di Pechino. Dopo aver tentato invano di salvare il governatore, Pu Yi viene trascinato via e gettato a terra da un gruppo di giovani esaltati. Desideroso di tornare ad un aspetto familiare, Pu Yi paga, come un qualsiasi altro visitatore, il biglietto all'entrata del suo ex Palazzo imperiale, la Città Proibita, una volta residenza ufficiale degli imperatori cinesi fin dal Medioevo ed ora un semplice museo, che visita con grande commozione, rievocando i lontani giorni perduti in cui l'abitava. Quando incontra il figlio del custode del museo, gli confida di essere stato l'ultimo imperatore della Cina e, per dimostrarlo, estrae da sotto il trono una scatola che contiene, ancora vivo, il grillo che gli era stato donato sessant'anni prima, nel giorno della sua incoronazione.

Pechino, giorni nostri. Una folla di turisti accede all'imponente Sala della Suprema Armonia dove Pu Yi fu incoronato da piccolo, mentre la guida cita la sua morte, avvenuta nel 1967.

Info

Titolo originale: The Last Emperor
Lingua originale: inglese, cinese
Paese di produzione: Cina, Italia, Regno Unito
Anno: 1987
Durata: 163 min (versione cinematografica) - 218 min (versione estesa)
Rapporto: 2,39:1
Genere: drammatico, storico, biografico
Regia: Bernardo Bertolucci
Soggetto: Sono stato imperatore di Pu Yi
Sceneggiatura: Mark Peploe, Bernardo Bertolucci
Produttore: Jeremy Thomas
Produttore esecutivo: John Daly (non accreditato)
Casa di produzione: Yanco Films Limited., TAO Film, Hemdale Film Corporation
Distribuzione in italiano: Columbia Tristar
Fotografia: Vittorio Storaro
Montaggio: Gabriella Cristiani
Effetti speciali: Gino De Rossi, Fabrizio Martinelli
Musiche: Ryūichi Sakamoto, David Byrne, Cong Su
Scenografia: Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari, Osvaldo Desideri, Maria-Teresa Barbasso, Gianni Giovagnoni, Gianni Silvestri
Costumi: James Acheson, Ugo Pericoli
Trucco: Feng Guixiang, Wangxiang Zhang, Fabrizio Sforza
Doppiaggio italiano: GRUPPO TRENTA

Interpreti, personaggi e doppiatori

InterpretePersonaggioDoppiatore
John LoneIMPERATORE (HENRY) PU YIGIANCARLO GIANNINI
Joan ChenIMPERATRICE (ELIZABETH) WAN JUNGROSSELLA IZZO
Peter O'TooleR.J. JOHNSTONGIUSEPPE RINALDI
Victor WongCHEN PAO SHENMARIO BARDELLA
Dennis DunBIG LI???
Ryuichi SakamotoAMAKASUDARIO PENNE
Jun Mei WuWEN HSIUROBERTA PALADINI
Cary-Hiroyuki TagawaCHANG???
Jade GoAR MO???
Fumihiko IkedaYOSHIOKA???
Ric YoungINTERROGATORERAFFAELE UZZI
Tijer TsouPU YI a 8 anniILARIA STAGNI
Wu TaoPU YI a 15 anniFABRIZIO MANFREDI
Ruocheng YingGOVERNATORE DEL CENTRO DI DETENZIONE DI FOO SHOEANTONIO GUIDI